Halloween e l’intelligenza emotiva

Halloween e l’intelligenza emotiva

Oggi è il giorno di Halloween e l’anno scorso, avendo un bambino di 5 anni che mi chiedeva di festeggiare una ricorrenza estranea alla nostra cultura, mi sono interrogata sul perché avrei dovuto assecondarlo o meno.  Ho deciso di farla diventare una nostra tradizione. E di riprendere anche la tradizione cristiana della commemorazione dei defunti, che avevo abbandonato da parecchi anni. Ha a che fare con la morte, con la paura e con l’intelligenza emotiva.

Halloween è spesso criticato dalle nostre parti perché “fa paura”, “non c’è nulla di divertente nella morte”, “è una festa commerciale”… anche io la pensavo così, ma poi è cambiato qualcosa, ho avuto la grande opportunità di allargare la mia visione delle cose.

LA MORTE

Non siamo abituati a parlare di morte. E’ ancora un grande tabù, soprattutto se pensiamo di doverne parlare a dei bambini. Ma come dice un grandissimo psicoterapeuta, uomo di ricerca e splendida persona, il Prof. Fabio Veglia:”Fate che la morte diventi un argomento addomesticabile, come un piccolo animaletto che può abitare le nostre case senza doverne avere paura”.

La morte è parte della vita. Ne è la fine, ma è anche ciò che dà senso a tutto ciò che facciamo, consapevolmente o meno. Se non avessimo limite alla nostra esistenza, pensate quanti progetti verrebbero parcheggiati, trascinati, quanti talenti sprecati… tanto abbiamo tutto il tempo… E invece no, tutto il tempo non ce l’abbiamo e quindi riusciamo a impegnarci per prendere un diploma, allenarci per un risultato, ci permette di lottare per salvare una relazione, o di decidere di vivere finalmente la vita come vogliamo, insomma, di prendere decisioni.

Quando qualcuno muore, normalmente, sentiamo un grande dolore, a volta una liberazione, ma soprattutto mancanza e dolore.

IL DOLORE

L’occidente ha un rapporto con il dolore che definirei masochista: lo temiamo e abbiamo ogni sorta di medicina per curarci (come scrive lo scienziato e psichiatra Allen Frances: “Siamo tutti malati: un regalo alle industrie degli psicofarmaci e una resa di fronte alla crescente medicalizzazione della società, divenuta sempre meno capace di gestire serenamente fenomeni comuni, che sono sempre esistiti, come il lutto, l’invecchiamento o la naturale vivacità dei giovani)”,ma facciamo molto poco per prevenirlo e spesso nemmeno perdiamo troppo tempo a riconoscerlo e a guardarlo, tanta è la fretta di farlo andare via. Rappresenta un ostacolo alle relazioni (difficile stare accanto a chi sta male) e alla normale produttività. Il dolore fa una grande paura!

LA PAURA

La paura può essere espressa con tante parole: ansia, angoscia, terrore, preoccupazione.

Se la “paura” è più associata ad un pericolo reale o imminente, l’”ansia” è spesso anticipatoria, legata ad una immaginazione, ad una previsione che forse nemmeno si realizzerà.

Le festività di Halloween e il giorno dei defunti ci danno la grande opportunità di guardare – anche con i nostri figli – proprio il terrore, la paura, l’ansia della perdita, e il dolore. Parlarne permette a noi di essere consapevoli delle nostre emozioni e se riusciamo ad ascoltare le domande dei nostri bambini, possiamo aiutarli ad integrare le esperienze e a costruire un significato positivo e funzionale, soprattutto delle loro capacità di far fronte anche alle situazioni piu difficili. Come farlo è ben spiegato nel libro di Daniel Siegel “12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino”.

 

Noi stasera mangeremo tra le zucche illuminate e misureremo la nostra paura con Harry Potter. Il 2 novembre andremo a trovare i nostri cari nei cimiteri e la sera ci commuoveremo con Coco.

Quest’anno iniziamo una tradizione per imparare a gestire paura e nostalgia.

 

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